SEDUCO DUNQUE SONO

11 Nov 2015 - Senza categoria

SEDUCO DUNQUE SONO

Un lettore risponde al botta e risposta sulla seduzione, fregando tutti: chissenefrega di come lo fate, l’importante è che lo facciate. Ma non fatevi fregare dai vademecum di Rocco.

“Dove c’è tabù, c’è desiderio” diceva Sigmund Freud. Ed è proprio su questa bramosia del proibito, del non-ancora-mio che si fonda la vera natura della seduzione.

Sedurre è “condurre a sé”. Implica un’abilità da esibire per conquistare un trofeo. “La seduzione è l’arte di dire ciò che non si fa per fare ciò che non si dice” (cit.). Per sedurre poi bisogna sempre indossare qualcosa. Ecco perché un corpo nudo, così com’è, non ha niente di seduttivo. Senza il vedo-non-vedo, senza la sensualità di un abito che ci faccia intravedere le forme, che lasci immaginare un “aldilà” appagante non vi è erotismo. Sedurre è indossare, apparire.

E’ come quando fai un pacchetto regalo, è importante quello che ci metti dentro ma anche che si presenti bene. Con tanto di fiocco bello imbellettato.

Credo proprio che un pizzico di seduzione sia un ingrediente imprescindibile di qualsiasi attività umana. Se voglio venire a letto con te, se cerco di venderti un casco di banane oppure se devo convincerti che votando per me le cose cambieranno; orbene, in ognuno di questi casi, devo in qualche modo sedurti. Anche il medico che cura un paziente innanzi tutto lo seduce. Come potrebbe altrimenti ottenere la sua compliance terapeutica?

Diverso è quando la seduzione diviene attività reiterata, quasi compulsiva. Nella seduzione abituale infatti l’appagamento sessuale o il desiderio del legame affettivo sembrano non essere più i fini principali.

Il “seduttore seriale” ama conquistare ma nel momento in cui ottiene ciò che desidera rimane insoddisfatto e di conseguenza volge il suo interesse altrove. Quello seduttivo diventa così un piacere più narcisistico che poco ha a che fare con l’intimità reciproca dell’incontrarsi. L’”Altro” c’entra poco e talvolta c’entra poco anche la sessualità o, forse, come direbbe Baudrillard, la seduttività “ la trascende”. Ecco che il sedurre, così concepito, si configura come piacere in sé, come attività indipendente, solitaria e onanistica. Diviene un atto di potere, non qualche cosa che precede un incontro. E poi la seduzione oggi è diventata la cartina da tornasole della società attuale: il dominio del consumo e dell’esteriorità. E’ una seduzione spenta, prevedibile, unificata dalle leggi della moda e del mercato.

Il corpo, quello maschile, un tempo corpo di fatica, dedito al lavoro, pieni di calli e di peli, ora è un corpo depilato, di “bicipiti gonfi e minchie molli”, abbellito da catenine e braccialetti. E’ un corpo che per sedurre deve puntare su qualcosa di femminile: la bellezza, appunto. Perché l’uomo medio ha perso il contatto con la sua ancestrale virilità e poco ormai gli resta per farsi desiderare.

Quello femminile, in passato corpo riproduttivo, materno, è ora diventato un corpo “liberato” dal giogo della generatività a tutti i costi. Ma così facendo si è trasformato in un corpo forzatamente sessualizzato, appariscente, il corpo della chirurgia estetica e del botulino. Ecco perché di fronte alla “sudata maturità di una Penelope” preferiamo il “fascino lolitesco di una Nausicaa”. La seduzione della spontaneità e della creatività è stata incanalata nell’erotismo sciapo della donna-copertina. Non a caso rimaniamo agganciati dalla bellezza disimpegnata, quella fatta di minigonne e di sguardi tutti uguali. Belli ma irrimediabilmente tristi.

E allora di fronte ad una seduttività codificata dal linguaggio della cultura di massa ci chiediamo: che cosa può sedurci ancora, veramente? Quanti uomini conoscete (stalker a parte, intendo) disposti ad andare sotto la finestra della propria amata per farla affacciare, recitandole magari una poesia?

Io penso che sedurre sia stupire. E stupire è l’essenza della vita. Non a caso in una delle sofferenze più grandi che all’essere umano sia dato incontrare (la depressione, si intende), è proprio la seduzione ad avere la peggio: si perde il desiderio di essere desiderati. E quindi non c’è più motivo di stupire.

Ma noi presi a correr dietro ai miti della bellezza, della salute e dell’eterna giovinezza conosciamo solo i trucchi di una seduttività scontata. Persino il pavone, con la sua favolosa ruota di mille colori, si ingegna più di noi per corteggiare le sue potenziali prede.

Forse l’auspicio è che ognuno possa trovare il proprio vademecum, redigere il proprio personalissimo “ricettario del perfetto seduttore”. Perché (almeno per me è così) solo chi accede a se stesso con coraggiosa spontaneità è capace di sedurmi davvero.

Matteo Limiti


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *