• vincenzosofo

AL CENTRODESTRA ORA SERVE UNA NUOVA GUIDA

Aggiornamento: ott 8



Queste elezioni non le ha vinte la sinistra. Che, al massimo, non farà altro che confermare ciò che già aveva in termini di città governate. Queste elezioni le ha perse il centrodestra, che aveva l’occasione - data dalla mala amministrazione degli avversari - di ribaltare facilmente la situazione. Emblematico il caso di Napoli, dove dopo un quinquennio di disastro De Magistris, la città è rimasta nelle mani del centrosinistra solo per mancanza di alternative. Proprio come poco tempo fa era accaduto a Reggio Calabria.


Il problema è che il centrodestra di questi ultimi tempi si è rivelato più un cartello elettorale che una coalizione politica. Dal 2011 in poi d’altronde si è trovata quasi sempre divisa sullo scenario politico nazionale, presentandosi ogni volta alle urne insieme ma ritrovandosi poi separata: governo Monti, governo Letta, primo governo Conte e governo Draghi. Evidente anomalia considerando che, nel mentre, il centrodestra governava unito nei comuni e nelle regioni.


Anomalia inizialmente figlia del fatto che, con il 2011, si avviava un’importante fase di transizione nella leadership della coalizione dovuta al declino del berlusconismo e al vuoto politico esistente a destra. Vuoto che dal 2013 in poi ha iniziato a colmare Salvini, ridisegnando gli equilibri storici tra le forze politiche (al quale si aggiunse poi la nascita e la di Fratelli d’Italia). Tuttavia l’affermazione della leadership di Salvini all’interno della Lega, nel frattempo diventato primo partito dell’alleanza, non è stata accompagnata da un riconsolidamento di quest’ultima.


La sintesi l’ha paradossalmente fornita Enrico Letta: al centrodestra, dopo Berlusconi, è mancato un federatore. Tradotto, a Salvini non è riuscito il salto da leader di partito a leader di coalizione. Consentendo - in seguito alla scelta di andare al governo con il PD - alla sinistra di governare con i voti della destra e a Draghi di sottrargli il ruolo di guida dei partiti di centrodestra al governo. Con alcuni dei suoi dirigenti che vorrebbero che la sovrapposizione Draghi Premier-Draghi Leader durasse in eterno .


Il problema è che Draghi non sta lavorando per federare la destra bensì il centro. Cercando di coagulare i renziani, i calendiani, i centristi di Forza Italia, i centristi della Lega, i centristi del 5 Stelle e i centristi del PD. E questo per il centrodestra è un grosso problema. E’ un grosso problema perché, magari con la complicità di una nuova legge elettorale di tipo proporzionale che romperà definitivamente le coalizioni annullando i benefici del maggioritario e rimandando la formazione delle alleanze a dopo il voto, metterà la destra fuori dai giochi.


Il tutto con la complicità dello scenario internazionale. L’effetto Biden infatti in Europa inizia a farsi sentire. Dopo aver provocato l’avvento di Draghi in Italia, in Germania si è assistito al crollo del partito della Merkel che, proprio in queste ore, sta portando alla chiusura di un accordo tra socialisti, liberali e pseudoecologisti per la formazione di un governo di centrosinistra. Evento che sposterebbe il baricentro della UE ancora più verso il campo progressista.


Ecco perchè il centrodestra deve immediatamente trovare un nuovo federatore. Qualcuno che sappia porsi a metà tra il vicolo cieco populista e la deriva centrista, che sappia traghettare la parte conservatrice del Paese nel nuovo scenario politico impedendole di finire all’angolo creando un’offerta politica da destra di governo.


Quel che serve al centrodestra oggi è qualcuno che rimetta insieme i cocci e trasformi questo cartello elettorale in un’alleanza autenticamente politica, con un programma, un’azione e una missione comuni. Capace di fare il centravanti o il regista in base alle situazioni che si presentano. Capace di fare sintesi tra i Salvini, i Berlusconi e i Giorgetti, per evitare che gli ultimi due finiscano per fare sintesi con i Renzi, i Calenda e i Letta. Capace di costruire a Bruxelles, dopo la fine dell'era Merkel, un punto di incontro tra due mondi che non si parlano, i sovranisti e i popolari, affinché il baricentro europeo non slitti definitivamente a sinistra, cosa che avrebbe immediate ripercussioni sulla politica italiana.


Questa figura, oggi, in realtà c’è: si chiama Giorgia Meloni, che piano piano è riuscita a fare di Fratelli d’Italia il primo partito del Paese. Ma non solo, perchè - lo abbiamo visto - essere prima forza elettorale a nulla serve se la cosa non si combina con una giusta strategia politica. La Meloni ha avuto il coraggio di caricarsi da sola il peso ingombrante dell’opposizione a Draghi, cosa che tutti gli altri hanno avuto paura di fare. Ma ha avuto l’intelligenza di farla in modo responsabile, non aprioristica, tanto da non chiudere la porta a un ragionamento per una sua elezione al Quirinale se compromesso necessario a dare finalmente all’Italia un governo corrispondente alle richieste della popolazione. Ed è stata l’unica in questa campagna elettorale amministrativa a tenere la barra della coalizione dritta, mentre in altri partiti si assisteva a spaccature, a disimpegni, a endorsement ad avversari.


Nel frattempo, zitta zitta, si è costruita anche l’autorevolezza internazionale, resistendo ai facili e seducenti richiami della (impraticabile) internazionale populista per andare a costruire il meno affascinante (ma più pragmatico) campo del conservatorismo europeo, diventandone leader (unico caso in Italia). Andando dunque a coprire proprio quello spazio politico vuoto tra la bolla populista priva di duraturo sbocco politico (Trump docet) e la deriva centrista priva di coerenza politica (Fini e Alfano docent). Uno sbocco al quale oggi guardano tutti: da quella parte di sovranismo che vuol evitare di finire ai margini a quella parte di PPE che vuol evitare di svendere i propri valori.


Ecco perché, al di là del fatto di essere la leader del partito con il maggior consenso elettorale e di essere l'unico libero da vincoli governativi contronatura , la Meloni oggi può rappresentare la figura alla quale affidare i lavori di ristrutturazione della casa del centrodestra per prepararlo al 2023, affinchè non si arrivi a questo appuntamento senza più una casa comune.

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