NON SEDUCETE LE DONNE: PORTANO SOLO ROTTURE DI PALLE

14 Nov 2015 - Senza categoria

NON SEDUCETE LE DONNE: PORTANO SOLO ROTTURE DI PALLE

Mi è appena arrivata una risposta da un ennesimo lettore, sempre sul tema della seduzione. E questo fa saltare proprio il banco, appellandosi agli uomini così: occhio a scervellarvi su come sedurre le donne, perchè tanto vi romperanno sempre e comunque le palle.

Che cos’è che fa veramente impazzire una donna? Quali sono le caratteristiche che un uomo deve avere per essere il partner perfetto per la propria (o le proprie) compagna? Come possiamo fare per essere gli amanti perfetti?

Domande, queste, che ognuno di noi maschietti si è posto almeno una volta nella vita, sia che si trovasse solo e abbandonato, che con una compagna al suo fianco che circondato da un harem di ragazze da sogno. In realtà la risposta ce la siamo già data ponendoci la domanda: dobbiamo (e vorremmo) essere perfetti!

Tutto facile fino a qui! Ma ci sfugge ancora due punti fondamentali: che cosa sia la perfezione! E soprattutto: cosa intendono le donne per perfezione!

Per rispondere a quest’ultima domanda non c’è un modo unico e sicuro. Ma unico e sicuro è il modo in cui non bisogna farlo: cioè cercando di capire come ragionano le donne! Noi maschi siamo generalmente più semplici e razionali, vediamo le cose in bianco o in nero, senza le mille sfumature che invece permeano il modus vivendi delle nostre compagne. Spesso ci lamentiamo di quelle che noi definiamo le loro “seghe mentali”, quando in realtà queste non sono altro che ciò che ci fa impazzire di loro e per le quali siamo disposti a mettere in gioco noi stessi, le nostre storie, le nostre vite e il nostro stesso onore (o quello che ritenevamo essere tale).

La verità è che neanche le donne stesse sanno di preciso cosa sia la perfezione che ricercano nei propri compagni. Essa è infatti un sogno evanescente, un’idea astratta, un mito inafferrabile di sicurezza e tenerezza. Una costante ricerca verso ciò che non hanno ancora trovato e che non sanno minimamente neanche come riconoscere in caso ne si imbattano. Non esiste razionalità in tutto ciò, ma solo passione desiderio e speranza. Finché un giorno alcune di esse (e badate bene non tutte) incontreranno per caso quello che riterranno essere il loro principe azzurro. E come lo riconosceranno? Non lo sanno neanche loro, semplicemente “sentiranno le farfalle nello stomaco”, rimarranno senza fiato di fronte alle sue parole e alle sue azioni, non sapranno spiegarsi da dove emerga questa nuova sensazione e si convinceranno che questa sia la conseguenza dell’avere incontrato l’uomo prefetto: un uomo che risponda alle caratteristiche naturali di ogni maschio, cioè che abbia carisma, sia conosciuto e rispettato e magari visto da molti come modello, che sia avventuroso, cacciatore e sprezzante del pericolo e che sia il desiderio di tante altre femmine; che al contempo però dedichi alla propria compagna tante attenzioni apparentemente in contrasto con la sua natura di maschio: affetto, tenerezza (mostrandosi lui stesso tenero), vulnerabilità, sensibilità, voglia di costruire un futuro insieme che sia stabile e lineare.

Una perfezione che fa del principe azzurro un amante perfetto, pur essendo questa figlia di una grande contraddizione che la rende tale. Quante donne hanno pensato, almeno una volta nella vita, di avere incontrato questa perfezione? Non tutte, ma molte, la maggior parte. Quante con questi compagni si sono unite in fidanzamento o matrimonio? Non tutte, ma molte, la maggior parte. Quante si sono rese conto dopo un po’ di tempo (che sia dopo qualche mese o 25 anni di matrimonio) che l’uomo che anno al proprio fianco non sia dopotutto la perfezione stessa? Non tutte, ma molte. Quante, a fronte dell’insicurezza che da ciò deriva hanno lasciato il proprio compagno o si sono fatte lasciare? Non tutte, ma molte. Quante lo hanno poi accusato di essere una persona terribile (magari rinfacciandogli appunto di non essere perfetto)? Non tutte, ma molte. Quante sono riuscite a fare un po’ di autocritica e a rendersi conto che il proprio canone di perfezione fosse apparente e innaturale? Quasi nessuna e solo le più coraggiose.

Quante poi, dopo avere rotto con il compagno non-perfetto sono riuscite a trovare la perfezione in un suo sostituto? Io, fino ad, oggi, non ne ho conosciuta nessuna, ma se qualcuna lo ha fatto batta un colpo.

La verità, cari amici maschi, è che le donne la perfezione non sanno neanche lontanamente cosa sia. E per questo alla seconda domanda che ci siamo posti all’inizio non sapranno mai darci alcuna risposta. Una risposta, però, esiste: e ce la possiamo dare noi stessi!

Che cosa vuol dire per noi essere perfetti? Come possiamo essere gli amanti ideali? La risposta è molto più semplice di quanto non ci aspettiamo sia noi che le nostre compagne: dobbiamo essere noi stessi, assecondando la nostra inclinazione naturale di cacciatori sprezzanti del pericolo. Perché, rammentatelo bene, in natura come in coppia siamo noi a definire la perfezione a cui le femmine tendono. E questo per un discorso molto più fisiologico, scientifico e animalesco di quanto noi stessi non ci aspettiamo.

A prova di ciò vi è una ricerca scientifica condotta negli Stati Uniti, che certifica come le donne sono più soddisfatte (in tutti i sensi) dal proprio uomo quanto più questo riesca ad esprimere ed esternare al meglio la propria natura: che è, lo sappiamo tutti, avventurosa, sprezzante del pericolo e poligama.

La ricerca scientifica in questione (battezzata effetto Coolidge e spiegata nei dettagli nel saggio “L’ideologia del godimento di Fabrizio Fratus e Paolo Cioni) mostra come il desiderio sessuale, erotico e sentimentale del maschio verso la propria donna aumenti e si rafforzi nel tempo se esso, parallelamente ad essa, cambi diverse altre partner. Si tratta di un discorso estremamente fisico, dettato dalla produzione del corpo maschile della dopamina, sostanza che attiva i centri del piacere. Maggiore dopamina produciamo, maggiore è il nostro stimolo erotico, sessuale e sentimentale. E, guardate il caso, di fronte alla ripetizione dello stesso stimolo – quindi dello stesso partner – il rilascio di dopamina si riduce. E per ripristinarlo a livelli più alti è necessario cambiare stimolo, quindi partner.

La nostra natura poligama, dunque, non è dettata da un costrutto sociale o da una nostra debolezza, ma dalla nostra stessa fisiologia naturale, esattamente come negli animali di sesso maschile. Ora stiamo però ben attenti: sarebbe troppo facile, banale ed egoistico ridurci a bestie impulsive, cosa che invece non siamo. Quando promettiamo fedeltà a una donna lo facciamo sapendo di stare andando contro la nostra natura, ma siamo felici di farlo perché ci rendiamo conto che il sentimento che lei ci fa provare è molto più forte, superiore, seducente e appassionante dei nostri istinti. E per questo siamo disposti a fare delle rinunce per andare incontro alle sue esigenze, al suo ideale di perfezione che prevede che il maschio sia solo suo. Facendolo stiamo di fatto accettando e cercando di raggiungere i suoi canoni di perfezione, cioè tutto e il nulla. E soprattutto stiamo accettando ciò che lei, inconsciamente, non vuole veramente: cioè la rinuncia alla nostra natura di cacciatori e di amanti, alla nostra potente produzione di dopamina, alla nostra capacità di sapere incrementare eternamente e costantemente il nostro sentimento, il nostro desiderio e il nostro amore per loro.

Facendoci addomesticare dalle femmine, cari amici maschi, non solo facciamo un torto a noi stessi, ma soprattutto alle nostre compagne. Che amiamo e pensiamo di dover andare loro incontro. E che per questo ci vedranno come i principi azzurri per il primo periodo. Per poi iniziare a pensare che il nostro desiderio (sotto ogni forma) verso di loro stia diminuendo, cosa fisiologica come abbiamo visto. Quindi riprenderanno a farsi le “seghe mentali” che tanto amiamo ed odiamo. “Sarà la persona giusta? Potrò accettare i suoi difetti per tutta la vita? Ho paura che non diventerà mai perfetto come credevo”. E vi accuseranno di non capirle, di essere insensibili, aggressivi (cosa dettata dalla mancata produzione di dopamina) e autoreferenziali. A quel punto o saranno abbastanza coraggiose da mettere in gioco se stesse, le proprie convinzioni, la propria storia e il proprio canone di perfezione, oppure capitoleranno e vi lasceranno (se non sarete già stati vuoi a piantarle perché ne avete piene le scatole). E allora inizieranno una nuova ricerca, che in realtà è sempre la stessa: quella verso il maschio cacciatore. Che cercheranno di sedursi facendosi belle e ammiccanti, cercando di fare emergere più che mai la propria femminilità nel vestire e nell’atteggiarsi. Per poi ritrovarsi a piangere da sole nel letto, sentendosi dimenticate, incomprese e abbandonata (e magari pure troie).  Desiderando la perfezione che non troveranno mai in nessuno. A meno che non siate voi stessi ad imporgliela. E a quel punto l’amore, se dovrà esserci, arriverà da solo, ma solo se sarete voi stessi e soprattutto in pace con voi stessi e con i vostri ormoni.

In altre parole, cari amici, siate uomini (e non solo maschi), siate cacciatori (e non solo animali), siate gentiluomini con tutte ( e non sottoni con l prima che passa) e soprattutto broccolate più che potete. Perfetti non lo sarete mai, ma le donne lo crederanno. E allora, tra le tante, quella che voi crederete essere perfetta arriverà. E allora saranno cazzi vostri!

Luca Steinmann


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