METTERE CAMPI DA TENNIS NELLE CHIESE È STUPRARE LA NOSTRA CULTURA

27 Nov 2017 - MILANO

METTERE CAMPI DA TENNIS NELLE CHIESE È STUPRARE LA NOSTRA CULTURA

Mettere un campo da tennis dentro una chiesa, seppur sconsacrata, è una porcheria culturale. E’ il nuovo evento sbarcato a Milano: si chiama “Untitled (plot for dialogue)” e in soldoni regala la possibilità di giocare a tennis gratis all’interno della chiesa sconsacrata di San Paolo Converso.
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E’ l’ennesima opera di “arte contemporanea” realizzata stavolta da Asad Raza, un americano che dall’alto del suo genio artistico espone la sua rivoluzionaria intenzione: trasformare un ex luogo di culto in un luogo di svago, ché oggi la gente lavora troppo e ha bisogno di rilassarsi.

L’Assessore Filippo Del Corno dovrebbe mettersi le mani nei capelli davanti a questo stupro dell’identità della nostra città, lui che ha in mano le sorti del patrimonio culturale milanese, e riportare la produzione di cultura al livello qualitativo che una città come Milano si merita.

Perché non c’è nulla di artistico e neppure di culturale e neppure di interessante nell’opera che Raza vuol donare alla nostra stressatissima città, come anche una persona colta e intelligente come Del Corno riconoscerà senza difficoltà.

Dare la possibilità ai cittadini di giocare gratis a tennis è una lodevole iniziativa, che però dev’essere inserita nella categoria Sport & Tempo Libero, non certo in Arte & Cultura. E soprattutto che non dev’essere inserita in una chiesa, consacrata o sconsacrata che sia.

E’ una questione di rispetto per il patrimonio di storia, di civiltà, di cultura e di spiritualità che le chiese rappresentano per la nostra città e per il nostro Paese. Scrigni che custodiscono l’identità della nostra terra, dove si sono forgiati i nostri valori, le nostre norme morali e sociali. E dove, quand’anche viene meno la funzione religiosa, dev’essere mantenuta viva la funzione culturale e sociale, come accade ad esempio con la piccolissima chiesetta di San Protaso in Lorenteggio.

Svuotando questi luoghi di tutto ciò per ridurli a location di eventi ludici, si calpesta il ruolo che esse hanno sempre svolto per la nostra comunità. Una mancanza di sensibilità che magari ci si può aspettare da un americano che – egoisticamente – se ne infischia di vincolare la smania di visibilità al rispetto dei luoghi ma che non può essere tollerato chi è stato incaricato dalla città di occuparsi della tutela e della valorizzazione di questa cultura.

Se il Comune vuole risolvere il problema della oggettiva carenza di spazi per lo svago e l’attività sportiva di cui soffre Milano, deve farlo riqualificando e costruendo strutture adatte, a partire dalle scuole. Non certo occupando inappropriatamente teatri o musei o peggio ancora chiese.

Almeno che l’intenzione del Comune non sia proprio quella di eliminare le chiese, cambiandone la natura per fare in modo che smettano la loro funzione culturale e spirituale e si limitino a essere delle location senz’anima dove poter fare yoga o feste di compleanno.

(Scritto e pubblicato su Affaritaliani.it)


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