VINCENZO SOFO
Europarlamentare Lega

LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI

LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI

26 Apr 2020 - Categoria: ITALIA

L’emergenza Covid-19 e la necessità di ripartire ci pone davanti la possibilità di ragionare sulla rimodulazione del mondo del lavoro.

Negli ultimi anni gli strumenti di politica attiva del lavoro messi in campo sono stati assolutamente insufficienti a far fronte alla disoccupazione che in Italia, soprattutto nel mondo giovanile, ha raggiunto dati da terzo mondo. E la crisi economica conseguente al Coronavirus non farà altro che peggiorare questo triste record. E’ necessario ripartire, ma non lo si potrà fare con leggerezza. Oltre alle ovvie regole di distanziamento sociale, sarà necessario pensare anche ad una modifica dell’orario del lavoro per salvaguardare la salute dei lavoratori…
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Negli anni ’50 lo studioso Cyril Northcote Parkinson, analizzando il funzionamento delle organizzazioni, osservò come il tempo per concludere un lavoro si espandesse fino a riempire le ore a disposizione per completarlo. Fissando un tempo inferiore, quindi, nella maggior parte dei casi lo stesso lavoro poteva essere completato in meno ore. È questa la così detta “legge di Parkinson” che in sintesi capovolge il dettame secondo il quale la produttività sia direttamente proporzionale alle ore lavorate.

Risale ad un paio di anni fa, infatti, l’esperimento condotto in Nuova Zelanda, dove una società ha ridotto la settimana lavorativa a 4 giorni (32 ore di lavoro invece di 40) mantenendo gli stessi stipendi. Risultato? Mantenimento delle performance, aumento della produttività del 20%, un livello di stress dello staff in calo e un miglioramento del 24% della conciliazione famiglia-lavoro.
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Certo, una singola sperimentazione non può essere considerata una prova, ma se osserviamo i numeri dell’OCSE i dubbi a riguardo sono davvero pochi. Se consideriamo appunto i paesi OCSE, paradossalmente, più una nazione è ricca, minori sono le ore di lavoro, tanto che il paese in cui si lavora di più è il Messico, quello in cui si lavora di meno la Germania. Insomma, più ore di lavoro non equivalgono affatto a maggiore produttività.
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Bene, come ci insegna la storia del nostro grande paese, trasformiamo questa difficoltà in una possibilità di miglioramento. Produttività inalterata (quindi stessi salari) a fronte di una riduzione dell’orario di lavoro che, conseguentemente, comporterebbe nuovi posti di lavoro.
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Se non ora, quando?
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Giulio Salvatore
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(fonte immagini: Sole 24 Ore)

BASTA BACIARE I PIEDI ALLA TURCHIA