Cari “intellettuali scorretti”, è ora di unirci che sennò a comandare ci resta Saviano

31 Ago 2016 - SOCIETÀ

Il Giornale di ieri, con un pezzo dal titolo “Giovani, bravi e arrabbiati. Ecco gli intellettuali scorretti“, pubblicava un excursus delle realtà culturali anticonformiste più interessanti presenti sul web (tra le quali Il Talebano), a dimostrazione che la cultura non si muove solo a sinistra e che anzi, forse, la produzione migliore si trova proprio dall’altra parte della barricata.

Veder riconosciuta la qualità del proprio lavoro è sicuramente motivo di piacere; vederla riconosciuta anche a realtà amiche come L’Intellettuale Dissidente e Barbadillo è la prova che la scelta degli interlocutori con i quali collaborare è stata azzeccata. Veder citate anche altre realtà è sintomo i margini di estensione di una rete culturale anticonformista sono ampi.

Chi oggi si è visto citare su Il Giornale è innanzitutto a questo che deve pensare: oggi in giro ci sono molte realtà che con qualità lavorano per offrire un’alternativa culturale al pensiero unico. Per aumentare l’efficacia di quest’azione, è essenziale che esse si mettano in rete e inizino ad operare in modo organico. Di fronte c’è, appunto, il Pensiero Unico che è un blocco monolitico e anche abbastanza imponente. E che di certo non può essere combattuto con pizzicotti sparsi. Tanti siti che arrivano a tante nicchie diverse vanno pure bene, ma il salto di qualità lo si può fare solo creando un organo unico, un giornale, che arrivi a tutte queste nicchie e dunque a un pubblico molto più vasto. Qualcosa che possa minimamente competere con i canali divulgativi della controparte.

Dunque, compito numero uno: scrollarsi di dosso l’antico vizio della dispersione.

Chi oggi si è visto citare su Il Giornale deve però mettersi in testa un’altra cosa: tutto questo lavoro è inutile se resta chiuso in un salotto e non viene utilizzato per cambiare l’opinione pubblica del Paese. Oggi, mentre gli “intellettuali scorretti” si masturbano intellettualmente i Saviano di turno monopolizzano la testa e il cuore dell’Italia spianando la strada a cambiamenti sociali con ripercussioni mica da ridere per gli anni a venire. Mentre gli “intellettuali scorretti” se ne stanno a fumar pipa sulle nuvole con quella refrattarietà molto snob a entrare in contatto con i comuni mortali, i Saviano di turno copulano con la politica e parlano di unioni civili e droghe. Non di metapolitica ma di politica bella concreta, di leggi.

Dunque, compito numero due: scrollarsi di dosso l’antico vizio dell’astrattezza.

Qui c’è un Paese da cambiare e la cultura ad altro non serve se non a dare giusto indirizzo all’azione da compiere per cambiarlo. C’è da sporcarsi le mani ed è ora di farlo. C’è da mettere in piedi un laboratorio che sappia parlare di cose concrete e proporre soluzioni concrete. Essere pezzi pregiati da mercato dell’antiquariato non è utile. Essere influenti nelle decisioni presenti e future, sì.

Anche perché di vedere Saviano che gira come un profeta per radio, tv e giornali, non ne possiamo più.


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